Narra
la leggenda che il Re Pelf, desideroso di avere un nipote cui affidare
il regno delle Dolomiti, avesse cercato per la figlia Visentina un
compagno degno di divenirne sposo. Tra i numerosi pretendenti che si
presentarono al suo cospetto, si distinse per coraggio e bellezza
Antelao: era il più alto e bel ragazzo che il Re avesse mai conosciuto.
Re Pelf decise immediatamente che lui sarebbe stato degno sposo della
propria figliola e ordinò ai cortigiani di organizzare un matrimonio di
una così grande sfarzosità che di esso si sarebbe dovuto parlare per
sempre come il più grandioso matrimonio della storia: tutto ciò tenendo
un gran riserbo sul nome di colui che sarebbe stato il futuro sposo.
Venne
deciso di celebrare il matrimonio nel nobile regno delle Dolomiti e a
sigillare l’unione tra la figlia prediletta e Antelao vennero forgiati
due anelli magici di oro purissimo. Sui due anelli vennero incisi in
argento i nomi di Antelao e di Visentina e, ancora prima del matrimonio,
attraverso la magia, i due ragazzi furono uniti per sempre.
Però
Visentina aveva il cuore altrove: già da tempo, nelle notti senza
luna, si incontrava con un ragazzo sempliciotto di una povera famiglia
contadina, Pizzoc, e con lui avrebbe desiderato sposarsi e trascorrere
tutta la propria vita! Visentina non aveva però il coraggio di parlare
di questo con il papà Pelf, perché sapeva bene che un altro ragazzo era
stato prescelto per lei.
La ragazza aveva per fortuna una
serva fedele, che aveva frequentato l’ambiente delle streghe e che da
bambina le aveva fatto da balia. La serva, che amava aver con sé sempre
un vecchio rospo parlante, aveva saputo degli anelli magici, ne aveva
parlato a Visentina promettendole che avrebbe fatto a sua volta un
incantesimo per contrastare la magia delle fedi nuziali.
Arrivò
il giorno del matrimonio: tutti i sudditi del regno erano stati
invitati. Le vie erano adornate da fiori stupendi e tutte le ragazze più
belle dai balconi più alti lanciavano petali di rosa sulla città. In
contrasto con tutta questa felicità era però il cuore di Visentina: la
tristezza regnava infatti nel suo animo poiché sapeva che in questo
matrimonio lo sposo non era il suo amato. La chiesa era gremita
all’inverosimile ed entrò per primo il bel Antelao accompagnato da venti
chierichetti. L’attesa per la sposa era fortissima e, quando Visentina
entrò in chiesa accompagnata dal Re Pelf, tutti rimasero ammutoliti
dalla sua bellezza: quaranta dame sorreggevano infatti il lungo
strascico color bianco neve, mentre i capelli erano adornati da mille
fiori.
Giunti al momento della celebrazione, il Re Pelf
estrasse i due anelli magici e fece per consegnarli a Visentina. Tra lo
stupore di tutti i presenti ella però scoppiò a piangere e liberandosi
dallo strascico e dalle dame, iniziò a correre verso la porta della
chiesa, urlando che lei non voleva sposare Antelao ma desiderava Pizzoc,
che amava, e che mai si sarebbe prestata a pronunciare il sì in questo
matrimonio.
Il Re Pelf andò allora su tutte le furie, prese
gli anelli e gli scagliò lontano, augurando che la loro magia impedisse a
Visentina di sposare chiunque che non fosse Antealo. Però anche la
serva dal rospo parlante fece il suo incantesimo e lo scontro di energie
magiche produsse una forza immisurabile che si sprigionò in un bagliore
che accecò tutti i presenti. Quando gli occhi di tutti smisero di
soffrire e riuscirono di nuovo a vedere, lo spettacolo che si presentò
loro fu agghiacciante: il Re Pelf e Antelao erano stati pietrificati e
trasformati in montagna; Visentina, non più degna per quanto fatto di
appartenere al regno del Re Pelf – le Dolomiti - era stata anch’ella
trasformata in montagna, non però di roccia bianca, ma di prati e boschi
ed era così divenuta la vetta più alta delle più modeste Prealpi. Così
anche Pizzoc, destinato a non sposare mai la propria amata, era stato
pietrificato e separato da Visentina dal passo Fadalto.
Anche
la serva con il rospo parlante aveva subito la forza della magia: ancora
oggi giace in ginocchio di fronte al Re Pelf, è lei il monte Serva con
la sua Bocca del Rospo, che veglia sulla città di Belluno e ricorda ai
cittadini le conseguenze tragiche di quello scontro magico.
E
gli anelli? Gli anelli, esaurite le loro energie, si polverizzarono e
divennero terra: uno sopra all’altro, a Modolo, a controllare che
Visentina e Pizzoc non si uniscano mai e siano per sempre destinati a
guardarsi senza, però, potersi toccare.