martedì 27 febbraio 2018

La leggenda dell’anello di Modolo

Narra la leggenda che il Re Pelf, desideroso di avere un nipote cui affidare il regno delle Dolomiti, avesse cercato per la figlia Visentina un compagno degno di divenirne sposo. Tra i numerosi pretendenti che si presentarono al suo cospetto, si distinse per coraggio e bellezza Antelao: era il più alto e bel ragazzo che il Re avesse mai conosciuto. Re Pelf decise immediatamente che lui sarebbe stato degno sposo della propria figliola e ordinò ai cortigiani di organizzare un matrimonio di una così grande sfarzosità che di esso si sarebbe dovuto parlare per sempre come il più grandioso matrimonio della storia: tutto ciò tenendo un gran riserbo sul nome di colui che sarebbe stato il futuro sposo.
Venne deciso di  celebrare il matrimonio nel nobile regno delle Dolomiti e a sigillare l’unione tra la figlia prediletta e Antelao vennero forgiati due anelli magici di oro purissimo. Sui due anelli vennero incisi in argento i nomi di Antelao e di Visentina e, ancora prima del matrimonio, attraverso la magia, i due ragazzi furono uniti per sempre.
Però Visentina  aveva il cuore altrove: già da tempo, nelle notti senza luna, si incontrava con un ragazzo sempliciotto di una povera famiglia contadina, Pizzoc, e con lui avrebbe desiderato sposarsi e trascorrere tutta la propria vita! Visentina non aveva però il coraggio di parlare di questo con il papà Pelf, perché sapeva bene che un altro ragazzo era stato prescelto per lei.
La ragazza aveva per fortuna una serva fedele, che aveva frequentato l’ambiente delle streghe e che da bambina le aveva fatto da balia. La serva, che amava aver con sé sempre un vecchio rospo parlante, aveva saputo degli anelli magici, ne aveva parlato a Visentina promettendole che avrebbe fatto a sua volta un incantesimo per contrastare la magia delle fedi nuziali.
Arrivò il giorno del matrimonio: tutti i sudditi del regno erano stati invitati. Le vie erano adornate da fiori stupendi e tutte le ragazze più belle dai balconi più alti lanciavano petali di rosa sulla città. In contrasto con tutta questa felicità era però il cuore di Visentina: la tristezza regnava infatti nel suo animo poiché sapeva che in questo matrimonio lo sposo non era il suo amato. La chiesa era gremita all’inverosimile ed entrò per primo il bel Antelao accompagnato da venti chierichetti. L’attesa per la sposa era fortissima e, quando Visentina entrò in chiesa accompagnata dal Re Pelf, tutti rimasero ammutoliti dalla sua bellezza: quaranta dame sorreggevano infatti il lungo strascico color bianco neve, mentre i capelli erano adornati da mille fiori.
Giunti al momento della celebrazione, il Re Pelf estrasse i due anelli magici e fece per consegnarli a Visentina. Tra lo stupore di tutti i presenti ella però scoppiò a piangere e liberandosi dallo strascico e dalle dame, iniziò a correre verso la porta della chiesa, urlando che lei non voleva sposare Antelao ma desiderava Pizzoc, che amava, e che mai si sarebbe prestata a pronunciare il sì in questo matrimonio.
Il Re Pelf andò allora su tutte le furie, prese gli anelli e gli scagliò lontano, augurando che la loro magia impedisse a Visentina di sposare chiunque che non fosse Antealo. Però anche la serva dal rospo parlante fece il suo incantesimo e lo scontro di energie magiche produsse una forza immisurabile che si sprigionò in un bagliore che accecò tutti i presenti. Quando gli occhi di tutti smisero di soffrire e riuscirono di nuovo a vedere, lo spettacolo che si presentò loro fu agghiacciante: il Re Pelf e Antelao erano stati pietrificati e trasformati in montagna; Visentina, non più degna per quanto fatto di appartenere al regno del Re Pelf – le Dolomiti - era stata anch’ella trasformata in montagna, non però di roccia bianca, ma di prati e boschi ed era così divenuta la vetta più alta delle più modeste Prealpi. Così anche Pizzoc, destinato a non sposare mai la propria amata, era stato pietrificato e separato da Visentina dal passo Fadalto.
Anche la serva con il rospo parlante aveva subito la forza della magia: ancora oggi giace in ginocchio di fronte al Re Pelf, è lei il monte Serva con la sua Bocca del Rospo, che veglia sulla città di Belluno e ricorda ai cittadini le conseguenze tragiche di quello scontro magico.
E gli anelli? Gli anelli, esaurite le loro energie, si polverizzarono e divennero terra: uno sopra all’altro, a Modolo, a controllare che Visentina e Pizzoc non si uniscano mai e siano per sempre destinati a guardarsi senza, però, potersi toccare.

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